Una pagina del mio diario: Nebrodi, rifugio Tre Arie

Oggi pomeriggio stavo rovistando nel marasma della mia cassettiera alla ricerca di un quaderno vuoto, ne avevo bisogno per fissare alcuni appunti necessari per la stesura del post che avevo in mente di scrivere. Ovviamente il quaderno non l’ho trovato, ma è saltato fuori qualcosa di più interessante: il mio diario del 2012.

Non ho resistito alla tentazione di sfogliarlo e leggerne alcune pagine ha fatto si che mi rendessi conto di quanto sia cambiata la mia vita rispetto a cinque anni fa: avevo solo 23 anni, mi ero appena laureata e non avevo alcuna voglia di ritornare sui libri, ho fatto volontariato, iniziato a lavorare con la macchina (da cucire) e viaggiato tanto in giro per la Sicilia.

Oggi ho quasi 28 anni, sono moglie di un marito fantastico, mamma di un bambino meraviglioso, aspirante blogger (si, ci sto riprovando!) ma anche tecnologa alimentare, tutor “occasionale” (ovvero una che dà ripetizioni) e autoproduttrice per diletto (dal latte di soia ai detersivi!), sono decisamente più magra, vivo dove sono nata e viaggio ancora tanto in giro per questa isola bella e maledetta.

Tra le pagine del diario che ho riletto per intero una, in particolare, mi ha permesso di rivivere un fine settimana condito di risate, natura, romanticismo e belle persone, due giorni trascorsi al lago Tre Arie, sui monti Nebrodi, pochi giorni prima dell’arrivo della primavera, quando la neve rompe il silenzio partorendo rivoli, fiumi e cascate chiassose.

D’impulso sono andata a ripescare le foto nella cartella “2012” dell’ hard disk  ed è così che è nato questo post.

Da una pagina del mio diario:

Sabato 17 e Domenica 18 Marzo 2012: Nebrodi, rifugio tre Arie

Il sole baciò la neve, se ne innamorò e dal loro amore nacquero cascate di acqua gelata, pura e trasparente. Sui prati i primi fiorellini, sbucati tra le candide chiazze, annunciavano l’arrivo della primavera. Il cielo di notte, nel buio profondo dei boschi, così luccicante di stelle come mai lo avevo visto, ci ha raccontato degli sguardi che Giove e Venere si scambiavano, distesi su quell’angolo di cielo, come lo eravamo noi sulla terra, riscaldati dall’abbraccio di una coperta e da un bicchiere di vino rosso.  Nella notte, il frastuono delle nostre risa lasciava lentamente posto al crepitio del fuoco nel camino. Al risveglio, piacevolmente invasi da un intenso profumo di pino, l’acqua gelata sul viso ci ha restituiti alla vita, ad un’ incredibile esplosione” di vita: la “Signora” dell’ “edificio”di fronte, con addosso la sua vestaglia bianca, ci ha salutato con i suoi soliti “modi” (anche per lei la cena della sera prima era stata difficile da digerire)! Dopo colazione abbiamo percorso il cammino che dalla baita conduceva al lago, accompagnati da una guida speciale, il custode del rifugio: un cane meticcio che aveva tanti nomi quanti erano gli avventori che vi pernottavano. Raggiungere la nostra meta, lungo un meraviglioso cammino tra bucaneve e cavalli selvaggi, si è rivelato un’ indescrivibile sorpresa: una distesa di acqua ghiacciata che, cedendo ancora una volta alle lusinghe del sole, si offriva lentamente a lui, spogliandosi del suo velo di ghiaccio e adagiandosi sul letto di un fiume, desiderosa di amare. 

Carola

 

9 thoughts on “Una pagina del mio diario: Nebrodi, rifugio Tre Arie”

  1. Il sole bacio la neve e se ne innamoro’…….ho trovato tutto quello che hai scritto semplicemente bellissimo brava

  2. Ogni tua parola lascia trasparire il tuo immenso amore per la natura in una maniera così sensibile ed elegante che chi legge vede quello che hai visto tu e si emoziona! Sei estremamente talentuosa! Ti stimo!

  3. Leggendoti,stasera anche io sono stata sui Nebrodi…mi sono immersa nel tuo racconto,immaginando/ricordando la tua dolce voce ❤️

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