Il racconto di una grotta vulcanica: l’Intraleo

Sabato 8 Ottobre 2016

Siamo partiti con l’aria sottile della mattina presto, il sole splendente e il vento che ha messo a dura prova i miei ciclamini e le mie stelle egiziane. Dopo più di due anni (una gravidanza, il parto e i primi mesi con Ni) io e Salvo abbiamo ripreso con il trekking e lo abbiamo fatto sull’Etna, percorrendo un sentiero ad anello situato nella località Gallobianco (nel territorio di Adrano), lungo poco più di 10 Km a 1400-1600 m di altezza.

Arrivati con le nostre auto nel luogo di partenza Marco, la nostra guida di Etna &Dintorni, ci ha avvertito che salendo di quota avremmo potuto dimenticare di essere sul vulcano: ci saremmo introdotti all’interno di un fitto bosco di pini e il paesaggio avrebbe assunto le sembianze tipiche degli scenari alpini.

Lungo il cammino la vegetazione, come nuvole nel cielo, ci informava che stavamo guadagnando o perdendo quota: fitti boschi di pini come cirri nell’alta troposfera e lecci, castagni, querce e ginestre come lembi e cumulonembi ridiscendendo lungo il sentiero. Anche il suolo ci ricordava di tanto in tanto che ci trovavamo sul vulcano: tappeti di pigne fragranti e soffici agglomerati di aghi di pino si alternavano a manti di cenere e rocce vulcaniche o a prati di trifoglio dai quali sbucavano, qua e la, fiori di zafferano e bastoni di tasso bardasso.

 

 

Lungo il percorso abbiamo visitato due tra le numerose grotte sparse alla base di antichi coni vulcanici: la grotta del Gallobianco, il cui tetto è chiaramente distinguibile dall’esterno, e la grotta  dell’ Intraleo, di cui ne racconterò caratteristiche e suggestioni.

Il tetto della grotta del Gallobianco

Verso la Grotta dell’Intraleo…

Scendendo lungo una scaletta di grossi massi rocciosi abbiamo raggiunto l’interno di una cavità, antico rifugio di pastori, che vi hanno eretto un piccolo e  rudimentale altare. Come raccontano alcuni anziani del posto, la grotta sarebbe stata eremo di San Nicolò Politi, anche se è opinione diffusa che in realtà il Santo si fosse rifugiato nella Grotta di San Nicola, sita in contrada Aspicuddu.

Nella penombra di quel modesto riparo, Marco ci ha raccontato la storia della vita del Santo e…delle sue spoglie e, inevitabilmente, la conversazione si è spostata da San Nicolò a Sant’Agata, da Santa Lucia a San Marco, tutti Santi le cui spoglie sono state contese, rubate e trafugate durante i secoli e che ancora sono causa di accuse e  liti tra i fedeli più fedelissimi di città e paesini “nemici”.

 

La  grotta dell’Intraleo, a sinistra, si sviluppa in un intreccio di gallerie di scorrimento di lunghezza variabile e disposte su vari livelli. Se le cosiddette grotte carsiche sono il risultato di milioni di anni di incessante lavoro operato da stacanoviste gocce d’acqua, la nascita di una grotta nel reparto maternità di un vulcano è tutta un’altra storia!

 

Il cratere vomita magma rovente e  fiumi di fuoco incandescente scorrono lungo ripidi pendii. La lava imprudente, che viaggia sulla superficie del fiume, non ha provveduto in tempo ad avvolgersi in una spessa coperta e, aggredita dal contatto con la fredda e inospitale atmosfera, si arrende cedendole il suo calore. Così, il suo rapido fluire si fa lento, per poi morire in un duro e spesso carapace di roccia scura. Ma la corazza di lava è essa stessa coperta e, come vasi di Dewar, coibenta il sangue rovente che ancora scorre sotto la sua superficie, svuotandola progressivamente. E’ sufficiente anche solo una settimana  affinché questa spettacolare metamorfosi vulcanica si realizzi: colate laviche che evolvono in cavità o veri e propri tunnel sotterranei, come se fiumi di automobili si trasformassero, lungo il percorso, in metalliche gallerie autostradali.

Dopo la visita alle grotte, un magnifico panorama si è aperto ai nostri occhi: la vista spaziava dalla piana ai monti Nebrodi, passando per gli Erei. Dall’ alto del maestoso vulcano, Enna, Calascibetta e il monte Altesina  si delineavano all’orizzonte e il nostro monte La Stella vi si perdeva, indistinguibile.

Carola

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