L’oru d’o diavulu: prima e recensione docufilm

Ieri, 30 Maggio 2017, nella splendida cornice della Badia Santa Chiara di Assoro, ha avuto luogo la prima proiezione del film documentario L’oru d’o diavulu

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Il “progetto filmico”, come lo ha definito il regista Pippo Lombardo, affonda le sue radici in un’escursione in Vespa nei pressi della miniera di zolfo Zimbalio, in territorio di Assoro.

L’oru d’o diavulu è un docufilm e in quanto tale sposa realtà e finzione in un’ opera audiovisiva in grado di suscitare emozioni forti, intense, immortalando i sentimenti e la storia intima di personaggi reali: i minatori delle zolfare e le loro famiglie, ultimi testimoni di una realtà ormai dimenticata. Ed è proprio questo uno dei principali obiettivi che il film documentario si propone di raggiungere: SALVARE LA MEMORIA del passato che scorre nelle vene dei siciliani dell’entroterra, accendere il fuoco della consapevolezza di ciò che è storia. Non a caso il film documentario si apre con una citazione di Albert Camus:

La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente

L’oru d’o diavulu è il racconto di un vecchio minatore, interpretato da Yano Sofia che, convinto che ciò che è stato non ha più importanza, riscopre il valore del proprio passato attraverso il desiderio del nipotino (Mario Benintende) di conoscere il significato di quella lanterna, di quelle foto sbiadite e abbandonate sul tavolo. Alla richiesta del nipote che gli venga raccontato, il nonno lo prende per mano e lo conduce, senza mai proferir parola, in un viaggio nel passato, nella realtà delle zolfare. Il cammino si snoda tra le meravigliose immagini dei ruderi di Zimbalio, del parco minerario Floristella Grottacalda e della strada ferrata Dittaino-Leonforte, veri e propri musei a cielo aperto, e tra i racconti di coloro che hanno vissuto in prima persona la dura realtà delle miniere.

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Fondamentali le figure della nonna (Anna Rosa Sanfilippo), donna fiera e profondamente consapevole del valore del passato, e della nipote (Alessia Marraffino) nell’atto di realizzare il disegno non di un rudere, ma di una miniera nella sua originaria integrità, metafora dell’importanza di salvarne la memoria.

Un’opera MAGISTRALE, EMOZIONANTE, L’oru d’o diavulu ha messo in scena l’essenza, l’anima delle miniere e lo ha fatto attraverso le parole del signor Rupealta, impegnato in prima persona nelle lotte sindacali; per mezzo dei racconti di Enzo, di quelle poche volte che papà lo portava con sè in miniera a giocare con i figli degli altri minatori; attraverso le tragiche notizie di cronaca di vecchi ritagli di giornale e del ricordo della Signora Costa, di quella indimenticabile notte di San Silvestro, abbracciata ai figlioletti e al marito appena ritornato a casa dalla miniera.

Il titolo scaturisce da un ricordo di bambina della sceneggiatrice Giovanna Maria. Alla sua domanda su cosa fosse la strana sostanza gialla contenuta in quella bottiglia di Vecchia Romagna, il padre le rispose:

“L’oru d’o diavulu!”

Lo zolfo era “oro”, in quanto fulcro dell’economia siciliana da generazioni, fonte di sostentamento per tante famiglie dell’entroterra siculo; ma era “del diavolo”, poichè lavorare in miniera significava calarsi nelle viscere della terra, esporsi al rischio di crolli improvvisi, esalazioni di gas tossici, esplosioni di grisou. Significava lavorare con un’ acciuga e un tozzo di pane nello stomaco, dall’alba al tramonto, nudi e, spesso, ancora troppo carusi per smettere di giocare.

Credo che il regista Pippo Lombardo e la sua troupe siano ampiamente riusciti nell’intendo di “esser padri di una buona idea”, una di quelle idee in grado di trasformare le  persone curiose in persone creative (cit. Silvio Benintende).

Che questo atto creativo, questo viaggio tra le persone e i luoghi, possano fungere da stimolo nei confronti delle istituzioni, allo scopo della riqualificazione di una realtà che, in un’altra prospettiva, potrebbe rappresentare ancora una risorsa per il territorio dell’entroterra siciliano.

Carola

 

 

9 thoughts on “L’oru d’o diavulu: prima e recensione docufilm”

  1. GRAZIE. Una recensione che centra perfettamente qual è l’anima, l’essenza e la finalità del lavoro. Una grande gratificazione per tutti noi perchè ci dà la misura di ciò che siamo riusciti a far passare attraverso realtà documentaria e finzione narrativa. BRAVA

  2. La dismissione delle miniere ha determinato l’ulteriore impoverimento delle nostre zone interne.Le miniere sono ancora produttive,ma inspiegabilmente e misteriosamente dismesse,la gente muore di cancro e di leucemie e perché in quelle viscere al posto dell’oro il diavolo ha messo di tutto per distruggerci….Chi vuole vivere qui deve lottare sperando che vada bene,deve resistere e deve avere fede,molta fede! Non aggiungo altro,buon lavoro by Nino

    1. La dismissione delle miniere viene giustificata dalla diffusione negli USA del nuovo metodo di estrazione, il processo Frasch che, abbassando drasticamente i costi di estrazione, rese non più competitive le miniere siciliane alle quali il metodo non era applicabile a causa della differente conformazione e composizione dei giacimenti. Quello che ne seguì rimane ancora un mistero e spero che presto luce venga fatta. E’ un nostro diritto, ma anche nostro dovere, pretendere chiarezza. Grazie Nino per il suo intervento

  3. Abbiamo urgente bisogno di idee da masticare, poi da mostrare e infine da far camminare in percorsi virtuosi che portino lontano. O vicino, se si vuole, ma comunque oltre questa palude che paralizza i cuori e la mente di tutti noi. La tua recensione e il tuo blog mi danno speranza che i pochi giovani col coraggio di restare sappiate essere un’assicurazione sulla vita di questa nostra terra. Grazie.

  4. Complimenti Carola per la Tua recensione molto approfondita misurata centrata. Hai colto in pieno l’essenza del messaggio voluto e contenuto nel docufilm . Grazie pure per l’equilibrata narrazione ma soprattutto per aver reso l’escursione in miniera di tutta la troupe meno gravosa. Davvero Brava!
    silvio

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